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Lago Albano: situazione in bilico da decenni

Il lago Albano

E’ emergenza? Il lago Albano potrebbe lentamente scomparire anche “grazie a noi”. Accade alle porte di Roma, come tante altre cose alle quali non si presta mai la dovuta attenzione.

Potremmo perdere il Lago Albano. Tanti lo dicono da decenni e sono decenni ormai che se ne parla senza che si faccia poi nulla di concreto per invertire la tendenza. Diciamo la verità, molto spesso non ci ricordiamo che l'acqua, risorsa alla base della nostra esistenza e della vita di tutti gli esseri viventi, prima di venire incanalata nelle condotte per la distribuzione alla popolazione, scorre più o meno tranquilla sotto forma di migliaia di torrenti, fossi, fiumi più o meno lunghi e dalla portata assai diversa per giungere in un lago o direttamente in mare. Le domande che ogni persona, amministratore o cittadino che sia, si pongono solo quando si viene a creare una situazione importante di siccità come quella che stiamo attraverso, sono: “ma abbiamo acqua a sufficienza per tutti, quanta ne viene sprecata, come faccio se la razionano per davvero?” Prima ancora di essere in gran parte deviata nelle condotte che la porranno al nostro servizio nei luoghi pubblici e in quelli privati, l'acqua è elemento del pianeta essenziale per la vita di tutti, quindi per la vita vegetale, per la fauna, grande o piccola che sia, per l'avifauna, per gli insetti e così via. Ma noi, assorbiti pienamente dalla routine di vita quotidiana, spesso dura e difficile (quando si è fortunati più spensierata), ci accorgiamo dell'acqua quasi sempre quando non esce dal rubinetto o per lavori o per razionamento.

La piena del Tevere del 2008

Essere sempre consapevoli invece che questa "risorsa" è la BASE della nostra vita, anche quella che si trova negli alimenti che mangiamo, ci aiuterà a capire che dobbiamo sempre tenere a mente i pochi e banali consigli individuali che spesso vengono ricordati per risparmiarla e inserirli nelle buone pratiche della nostra vita di tutti i giorni. Un esempio, solo un esempio tra tanti della nostra DISABITUDINE a vedere l’acqua principalmente come elemento indispensabile per la vita di tutti gli ecosistemi (anche nei deserti) si trova alle porte di Roma e si chiama Lago Albano, un lago che potremmo perdere entro pochi anni se non adottiamo le misure necessarie e mirate. Tanti lo dicono da decenni e sono decenni ormai che se ne parla senza che si faccia poi però nulla di concreto per invertire la tendenza. Il lago Albano, noto anche con i nomi impropri di lago di Castel Gandolfo o lago di Albano, sarebbe, in condizioni normali, il lago vulcanico più profondo d’Italia (170 m). Sulle sue coste si trovano importanti resti archeologici preistorici e romani, come il Villaggio delle Macine, l'emissario artificiale ed i ninfei dorico e del Bergantino, quest'ultimo parte integrante del complesso della Villa Albana di Domiziano. Studi e rilievi scientifici, riunioni della politica e dei tecnici, convegni e sopralluoghi, nulla di tutto questo, nell’era delle conoscenze e delle tecnologie, sembra riesca a risolvere il terribile destino di un piccolo specchio d’acqua di origine vulcanica incastonato tra piccole colline e qualche Comune dei Castelli Romani. Come è possibile che questo accada sotto gli occhi di tutti e quasi senza reazioni? E' noto infatti che dal 1960 (l’anno in cui qui si svolsero le gare di canottaggio per le Olimpiadi di Roma) ai giorni nostri il lago Albano si è clamorosamente abbassato nel livello di acqua rispetto a quello che le persone, definite oggi adulte o anziane, ci ricordano.

Lago Albano: in evidenza gli attracchi per le Olimpiadi 1960

LE PRINCIPALI CAUSE DEL PROBLEMA risiedono nella estrema urbanizzazione del territorio con conseguenze sulla permeabilità del terreno (la troppa cementificazione impedisce che l'acqua vada nelle falde che alimentano il lago). Ci sono poi troppi pozzi che prelevano elevate quantità e forte aumento dei consumi (si stima anche che un buon numero sia abusivo e quindi non censito) ed eccessive canalizzazioni, tombamenti e interruzioni dei fossi naturali “costretti” ad andare direttamente in mare e raccogliendo meno acqua del dovuto. Infine tra le cause anche la diminuzione negli anni della piovosità che vira verso un carattere alluvionale e non è costante negli anni.
LE POSSIBILI SOLUZIONI
• Impedire l'apertura di nuovi pozzi e chiudere il più possibile quelli abusivi
• Ridurre i consumi ad ogni livello di utilizzo e prevedere l'approvvigionamento delle acque non potabili per tutte le attività che potrebbero usarle
• Rinnovare le condutture idriche
• Tutelare i fossi dall'antropizzazione
• Impedire ogni ulteriore cementificazione dei suoli, soprattutto delle coste dei due laghi
• Chiudere ogni adduzione di acqua dai laghi che non sia utilizzata per scopi agricoli all'interno delle coste dei laghi
NON DOBBIAMO MOLLARE
Invitiamo tutti a non mollare e continuare a sollecitare con noi chi ha le responsabilità dirette a dichiarare con estrema chiarezza quali siano le iniziative possibili da attuare per salvare, in questa rincorsa contro il tempo, un sistema naturale prezioso, sia come valore in sé sia per la nostra stessa esistenza. Occorre rafforzare e perseguire un percorso comune attraverso i meccanismi della più ampia partecipazione che metta insieme tutte le indicazioni rigorosamente tecnico-scientifiche, tutte le difficoltà e le possibilità della pubblica amministrazione e degli enti competenti, tutta la vitalità e la passione delle associazioni e dei singoli cittadini che da anni aspettano e premono per una soluzione valida e concertata. Tutto questo deve avere uno sbocco, una soluzione che è vitale sia per il lago sia per tutti noi.