Mare-nuvole

Il Capodoglio morto a Porto Cervo: un allarme al quale si devono dare risposte

foto © SEA ME Sardinia Onlus

Tutte le foto sono della Onlus Sea Me Sardinia

Un Capodoglio si è spiaggiato a Porto Cervo ed è morto. Il WWF rende noto che un terzo dei capodogli trovati morti nel mediterraneo sono uccisi dalla plastica. Il 90% dei danni alla fauna marina sono provocati dalla plastica. Le specie possono ingerirla o restare intrappolati.

Piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la spesa, grovigli di lenze, sacchi condominiali, persino l’imballaggio di un detersivo con ancora riconoscibili marca e codice a barre e numerosi altri rifiuti abbandonati in mare. Tutti oggetti che sono ritrovati all’interno dello stomaco della giovane femmina di Capodoglio di 8 metri ritrovata morta in Sardegna a Cala Romantica, Porto Cervo in Costa Smeralda. All’interno, dell’animale oltre ai 22 chili di plastica, era presente un feto di oltre 2 metri in avanzato stato di decomposizione.

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Le femmine di Capodoglio raggiungono la maturità sessuale all’età di 7 anni e l’estro compare ogni 3-5 anni. Probabilmente quel feto rappresentava la prima e ultima gravidanza di questo esemplare. La scoperta, comunicata su Facebook dal ricercatore Luca Bittau, è stata fatta dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Sassari e della Facoltà di Veterinaria di Padova. Per conoscere con certezza le cause della morte sarà necessario attendere gli esami istologico e tossicologici dei veterinari di Padova. Il quantitativo di plastica ritrovato nell’apparato digerente del cetaceo era praticamente intatto e la proporzione tra le dimensioni dell’animale e la plastica ingerita è particolarmente significativa.

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Quantità così voluminose, per gli esperti, vengono solitamente ritrovate all’interno di animali più grandi dell’esemplare relativamente piccolo morto a Porto Cervo. La plastica è uno dei peggiori nemici delle specie marine, insieme a pesca intensiva, inquinamento acustico e cambiamenti climatici. Il 95% dei rifiuti che soffocano i nostri mari è costituito proprio da plastica. Ogni anno, decine di migliaia fra tartarughe, uccelli e cetacei muoiono per colpa di buste, cannucce, contenitori di cibo e bevande, piatti, reti da pesca, lenze, palloncini e altri rifiuti in plastica. Un terzo dei cetacei trovati morti nelle acque mediterranee aveva lo stomaco intasato dai rifiuti di plastica.

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La plastica viene ritrovata sempre più spesso anche nel pesce e nei molluschi che consumiamo. Senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana. Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica, che non solo può essere ingerita dalle specie ma che può anche intrappolarle. Le specie marine ingeriscono plastica intenzionalmente, accidentalmente o in maniera indiretta, nutrendosi di prede che a loro volta avevano mangiato plastica. Nel Mar Mediterraneo sono 134 specie vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, tutte e 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini. Stati, aziende e consumatori devono farsi promotori ed attuatori di un nuovo modello di economia circolare per il mare che riduca la dispersione di plastiche, divenuta oramai una vera emergenza.

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L’Eurobarometro conferma come l'87% degli europei sia preoccupato per l'impatto della plastica sulla salute e l’ambiente. L’Europa è, infatti, il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130mila tonnellate di microplastiche. L’Europa ha approvato la scorsa settimana in via definitiva la Direttiva che vieta dal 2021 alcuni articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini per palloncini che invadono le nostre spiagge e i nostri mari. Ora tocca agli stati membri recepire al più presto le norme europee che sono un primo e concreto passo e che l'Italia lo faccia al più presto accelerando l’approvazione della legge SalvaMare. Il comune di Arzachena è uno dei comuni costieri che ha sottoscritto l’accordo Pelagos, il Santuario dei cetacei è una zona marina di 87.500 chilometri quadrati che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. All’interno di quest’area l’attenzione nell’avvistamento o ritrovamento di questi animali è altissima.

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Per approfondire
Altri casi recenti di spiaggiamenti di cetacei nel mondo con presenza di plastica nello stomaco:
•    Febbraio 2018 Spagna (spiaggia di Cabo de Palos): un capodoglio maschio di 10 metri trovato spiaggiato con nello stomaco un enorme bidone di plastica, sporte di plastica, boe, corde, pezzi di rete e immondizia di ogni tipo. In totale, 29 chili di rifiuti prodotti dagli umani finiti nello stomaco di un singolo capodoglio
•    Maggio 2018 Grecia (Mykonos): un capodoglio con 100 sacchetti di plastica dallo stomaco trovato morto al largo dell'isola di Mykonos.
•    Giugno 2018 Tailandia: un globicefalo è morto nelle acque della Thailandia per aver fatto indigestione di 80 grossi sacchi di plastica abbandonati in mare.
•    Novembre 2018 Indonesia: un capodoglio trovato morto, trasportato dalla corrente verso riva nell'est dell'Indonesia, aveva ingerito un'inquietante raccolta di rifiuti di plastica, tra cui 115 bicchieri, 25 sacchetti di plastica, bottiglie, due infradito e una busta contenente più di 1.000 pezzi di spago. In tutto, il contenuto di plastica nello stomaco del cetaceo, arrivava a pesare circa 6 chili.
•    Dicembre 2018 Italia (Ischia): non è morto a causa della plastica Leopoldo, il capodoglio trovato la mattina del 24 dicembre spiaggiato senza vita sulle coste di Forio. Tuttavia, all’interno del suo stomaco sono state trovate diverse borse di plastica e uno spesso filo di nylon.
•    Gennaio 2017 Norvegia: uno zifio è stato soppresso dopo essersi spiaggiato su un'isola norvegese. L'esame autoptico ha rivelato ben 30 sacchi di plastica all'interno del suo stomaco.
Alcune informazioni sulla specie CAPODOGLIO (Physeter macrocephalus)
DESCRIZIONE. La caratteristica esterna più evidente è la forma del capo, dal profilo squadrato e compresso lateralmente. Lo sfiatatoio è posizionato in modo diverso da tutte le altre specie: è situato infatti sul rostro ma spostato a sinistra, in corrispondenza di una protuberanza. Il suo soffio è inconfondibile perché diretto appunto a sinistra e obliquamente. I denti sono presenti solo sulla mandibola, mentre nella mascella sono assenti perché non erompono mai. Il tronco si presenta uniformemente grigio scuro, a volte con tonalità brunastre, e la cute ha un particolare aspetto corrugato longitudinalmente lungo i fianchi.
DIETA E COMPORTAMENTO. Il Capodoglio si nutre prevalentemente di calamari, dai più piccoli a quelli enormi, compreso per esempio il famoso Calamaro gigante (Architeuthis dux) con il quale ingaggia leggendarie e affascinanti lotte negli abissi (Revelli, 2003); oltre ad essi, si nutre talvolta anche di pesci. Per catturare le prede prima di utilizzare i denti, le stordisce con il biosonar (o ecolocalizzazione). L’organizzazione sociale del Capodoglio ruota attorno a due tipi di aggregazione: i gruppi familiari, composti da femmine adulte e dai loro piccoli, di circa 20 esemplari, e i gruppi di maschi detti “scapoli”, costituiti da individui sessualmente maturi e di dimensioni simili. La gestazione dura 14-15 mesi, per cui i piccoli nascono in primavera-estate e vengono svezzati a due anni, anche se possono continuare ad assumere il latte fino alla maturità sessuale nella femmina (7 anni) e fino a 13 anni nel maschio, che diventa pubere a 18-21 anni. L’estro compare in una femmina ogni 3-5anni (Notarbartolo di Sciara e Demma, 2004).
DISTRIBUZIONE E STATO DI CONSERVAZIONE. L’habitat del Capodoglio è il mare aperto e, più specificatamente, comprende tutte le acque con una profondità superiore ai 1000 m. Nel Mediterraneo è diffuso nel bacino occidentale e si è registrato un notevole aumento degli avvistamenti nel Santuario Pelagos, mentre rimangono regolari gli avvistamenti nel Canale di Sicilia e in Calabria (Frantzis et al., 1999). Gli studi sul numero effettivo dei Capodogli nel Mediterraneo e nel mondo non sono sicuri, ma la specie non sembra in pericolo di estinzione, anche se resta fra le specie minacciate nella IUCN Red List (Taylor et al., 2008).
CURIOSITÀ. L’ambra grigia è una sostanza odorosa, dal profumo muschiato, molto usata in profumeria che si trova in un numero ristretto di Capodogli e si forma all’interno dell’intestino crasso. Un tempo si pensava che fosse un ritrovamento patologico; in realtà non se ne conosce ancora la funzione e sembra che scaturisca dalla digestione dei becchi dei calamari ingeriti (Notarbartolo di Sciara e Demma, 2004).